di
Luca Fornaciari
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Iron Man 3 - La recensione



Ho spesso avvicinato il personaggio di Iron Man a quello di James Bond, un protagonista sicuro di sé, affascinante, ricco, vincente e mosso da solidi principi. Nei primi due film abbiamo assistito alla sua auto-celebrazione continua, un elemento che in parte ha reso il personaggio di Tony così amato.

Nel terzo capitolo di Iron Man l'intenzione è stata di scavare sull'identità e le insicurezze dell'uomo sotto la maschera, reso fragile dalla guerra degli Avengers, colpito da continui attacchi di panico, insicurezze, dubbi ed errori. Il nuovo Tony Stark è alla ricerca di un equilibrio perduto, sbilanciato tra l'amore per Pepper e la sua ossessione per le armature, in questo capitolo delle vere e proprie alter ego di Tony.

L'intenzione di mostrare la profonda fragilità di un personaggio che il pubblico ha imparato ad amare per la sua spavalderia è affascinante. Utilizzata non a caso da poco anche in James Bond. Il processo di umanizzazione avvicina Tony allo spettatore, rendendoli più simili, innescando un processo di riconoscimento nelle sue debolezze che caratterizzano un po' tutti noi.

Idea vincente, non c'è dubbio. 
Poi però accade un evento inspiegabile: affidare la regia a Shane Black, reso celebre dalla saga di Arma Letale. Durante la visione il mio amico Roberto mi dice che sembra di guardare Die Hard: un mix urticante di azione, per non dire confusione, e un'ironia comica di fondo che in più occasioni rende imbarazzanti scene che diversamente avrebbero dovuto possedere un denso significato.

La trama specialmente nella seconda parte del film è piena di buchi e pasticciata, con collegamenti e legami deboli. L'esempio perfetto della mancanza di cura è il tradimento del vicepresidente, ricordate? (Grazie Francesca) Quando si capisce che il vicepresidente era partecipe del complotto soltanto inquadrando una bambina, probabilmente sua figlia, con un arto mancante? Senza motivazioni, senza giustificazioni, senza nemmeno un dialogo.

Il finale che ne deriva è un confusionario "Transformers" dove decine di armature combattono decine di uomini potenziati, dove Pepper rischia la morte ma si sottrae alle fiamme camminandoci in mezzo come Terminator (mancava soltanto il tema musicale in sottofondo e sarebbe stato un Inside Joke perfetto) e dove la trama viene completamente meno. 
Ricordate che il villain Aldrich Killian aveva rapito Tony per convincerlo a collaborare con lui? Quanto spazio è stato dato a questa parte fondamentale della storia? Meno di zero.
Sorvolerò sulle scene imbarazzanti del presidente dentro l'armatura e sui video televisivi del terrorista, completamente decontestualizzati e poco chiari nella prima parte del film quando la trama è ancora poco nota.

Nel complesso: ottima la scelta di mostrare le debolezze di Tony, anche facendolo combattere per buona parte del film senza armatura. Pessima la scelta del regista che ha ridicolizzato un film poco articolato e con una trama grezza.
Voto 6

Oblivion: l'eccellenza della serie B



Ero impaziente di vedere questo film, anche se dal trailer avevo capito che sarebbe rimasto sotto le aspettative. Oblivion è certamente un ottimo film di serie B, ottimo perché raccoglie diversi elementi ben fatti, prettamente visivi; di serie B perché nell'ammasso di tante buone intenzioni il risultato finale manca di chiarezza e calore.

I punti a favore.
Kosinski, il regista, è un architetto, abilissimo nella computer grafica, lo aveva già dimostrato in Tron: Legacy.
La fotografica di Oblivion, le grandi costruzioni digitali, sono capaci di catapultare lo spettatore in uno di quei tanto adorati ambienti post apocalittici, decorati da famose costruzioni del passato semi-distrutte.

L'idea di fondo della trama è buona anche se diversi riferimenti richiamano allo spettatore più critico, film dal recente passato, a me ha ricordato molto The Island.
Questo però può essere un vantaggio a favore di Oblivion e mi spiego in due parole: molti film che richiama sono stati interpretati all'epoca da protagonisti che molto si avvicinano al ruolo classico di Tom Cruise, tanto da avere (forse solo nel mio cervello) generato una categoria dedicata. In questo film l'accostamento protagonista/attore è così azzeccato da proiettare lo spettatore in un genere preciso e già conosciuto, dandogli sufficienti richiami da metterlo a proprio agio e permettergli di seguire (e prevedere) una trama non troppo originale.

I lati negativi.
La storia d'amore coinvolge poco lo spettatore, nulla da aggiungere. Non bastano due flashback per riscaldare il cuore.
Le sequenze finali sembrano riassunte frettolosamente per restare nelle tempistiche cinematografiche, il finale si capisce a malapena con un susseguirsi di elementi troppo prevedibili che abbattono lo stile del film (Indipendence Day? Chi? Come? Chi l'ha detto?).
E Morgan Freeman? Ho notato soltanto io che svolge un ruolo così marginale da essere quasi inutile? Non suggerisco il taglio del personaggio, ma lo avrei fatto interpretare da un attore meno famoso, che potesse permettersi di restare così poco sullo schermo senza deludere i fan.

Voto complessivo: 6 solo per la mia viscerale affezione alle ambientazioni post apocalittiche.


L'appartamento - Recensione

Nei momenti di relax mi piace continuare a colmare le lacune che riconosco avere per il cinema classico, quello fatto di film sopravvissuti al passare dei decenni, che sono rimasti nei ricordi ed ancora oggi vengono spesso citati nelle nuove produzioni. La mia fissazione per la fantascienza, in particoalare per quella d'epoca, ha avuto modo di rifornirmi di materiale per molti anni, costringendomi a lasciare in secondo piano molte produzioni altrettanto splendide di altro genere.

Uno di questo è L'appartamento.
Diretto da Billy Wilder nel 1960, ultimo film in bianco e nero a vincere l'Oscar di Miglior Film.
Una commedia romantica che diverte, fa sospirare e lascia spazio persino a momenti vagamente drammatici che potrebbero strappare ai più emotivi di voi qualche piccola lacrimuccia.
Prima di riassumere brevemente la trama, senza l'intenzione di svelarvi troppo, mi soffermo sulle osservazioni di una persona che lo ha visto per la prima volta nel 2011, a più di cinquant'anni dalla sua realizzazione.

Appassionante, con un ritmo incalzante, mai noioso, complesso, ben strutturato, con una regia invidiabile ed un'ottima recitazione degli attori. Potrebbero essere caratteristiche scontate per un film di oggi, dove vedendolo per la prima volta lo si percepisce "attuale", ma non per uno di mezzo secolo fa. La media di quegli anni sconta oggi una lentezza generalizzata che spesso annoia i meno pazienti, sebbene sia un elemento che l'appassionato deve saper contestualizzare con l'epoca.

Trama:
L'impiegato di una grossa compagnia americana riesce a fare carriera nella propria azienda "prestando" il proprio appartamento ai superiori per le loro scappatelle extra-coniugali. Questo fino al momento in cui non si innamora di Fran Kubelik, una delle ragazze che gestiscono gli ascensori del palazzo della compagnia. Di lì a poco scoprirà che la donna è l'amante del suo capo del personale che, su consiglio, gli si rivolgerà proprio per ottenere anch'egli la disponibilità del suo appartamento. Da quel momento si susseguiranno originali colpi di scena per un epilogo a lieto fine.

L'appartamento è entrato a tutti gli effetti nella lista dei miei film preferiti e lo consiglio a chiunque voglia passare un'ora e mezza con un divertente classico.

A sinistra la bellissima Shirley MacLaine nelle vesti di Fran Kubelik, a destra Jack Lemmon alias C.C. Baxter.

Prince of Persia: le sabbie del tempo - Recensione


Il celebre videogioco omonimo alla sua uscita diede una ventata di freschezza al settore: inaugurava  un modo più fluido di interagire con gli ambienti e di gestire i combattimenti, garantendo contemporaneamente spettacolo e  un alto livello di interazione al giocatore. E' ad esso che dobbiamo in qualche modo il livello di qualità di titoli successivi come la saga di God of War, e lo stesso Assassin's Creed ha più di un debito nelle riflessioni sulle modalità di gioco che ha sviluppato (sicuramente in modo originale e notevole).  

Parliamo del film: il trailer bombarda ogni mezzo di comunicazione e sulla rete è necessario uno sforzo attivo per non guardarlo (il mio youtube continuava a propormelo a ripetizione...).
Sinceramente? la mia recensione può mancare di obbiettività: mi piacciono i film d'azione, i videogiochi, i colossal con grandi ambientazioni più o meno fantasiose...
E penso di poter dire serenamente che la Disney ha centrato più di un obbiettivo con questo titolo. Intanto non c'è discordanza tra quello che ti aspetti in base al trailer e quello che ti trovi davanti... tante presentazioni ormai standardizzate (primo piano con sguardo intenso- crescendo di musica- frasetta apocalittica- segue: esplosione-protagonista che fa un salto gigante- principessa/bonazza a caso che urla il suo nome- schermo buio, titolo-fine) ci dicono poco di quello che andremo a vedere.. ormai scelgono anche le stesse basi musicali! In questo caso  però hai quello che ti aspetti: una storia epica e favolistica, effetti speciali che non deludono ( ricordando la lezione di Transformers 2: i nodi vengono al pettine nelle interazioni tra piccoli uomini e grandi strutture virtuali e negli effetti particellari, come acqua e sabbia...), qualche battuta (ma si poteva fare di meglio...siamo a Hollywood, insomma!). Qualche scopiazzatura aiuta (vediamo...la mummia per ...un sacco di roba, Aladdin per gli inseguimenti e la storia d'amore, Tomb Raider, e c'è una frase "ad effetto" che viene detta con lo stesso tono e quasi le stesse parole in Troy... ma la lascio scovare a voi!).
Il paragone con Pirati dei Caraibi regge bene, anche col primo (che dei tre apprezzo di più per la storia un po' più sobria, e l'humor più brillante).
 Aggiungete, tanto per informazione: la totale assenza di contenuti problematici, quindi si possono portare tranquillamente anche i bambini, una storia centrata sul valore positivo dell'unione tra fratelli e sul coraggio di fare la cosa giusta anche se costa, qualche brivido per gli appassionati del videogioco nel rivedere scene "care", e ottenete un bel film Disney come, in fondo, fa bene vedere, ogni tanto!

GIAN

[CINEMA] Iron Man 2 - La recensione

Se il primo capitolo della saga Iron Man aveva riscosso un successo esageratamente alto e non previsto dai produttori, proprio giocando su un'assoluta semplicità di trama, sequenze e ritmo del film; il secondo episodio alza i toni e vi si porta ben al di sopra.

L'ormai consolidata e perfetta scelta del protagonista, che più di ogni altro è eccezionale per rivestire il ruolo di Stark e l'altrettanto accurata cernita dei personaggi minori, è stata legata ad una trama densa di elementi, quasi troppo, con la stessa semplicità e armonia del primo film.

Dopo una breve introduzione un paio di anni fa, in questo secondo capitolo si inizia davvero a gustare il vero personaggio Stark-Iron Man; geniale, instabile, compulsivo, ma con un grande cuore ed in grado di compiere imprese epiche o di sprofondare nei peggiori vortici e abissi di sè stesso pagando le conseguenze dei suoi lati più oscuri.

La quasi eccessiva presenza di elementi nuovi e di personaggi, non disturba troppo lo spettatore per il quale sono pronte tempistiche esatte volte a fornirgli le informazioni essenziali e sufficienti a non perdere il filo del film, permettendogli di imparare in due ore ciò che nel fumetto avrebbe appreso in settimane.

Gli ottimi effetti speciali uniti ad una comicità mai ovvia e sempre divertentissima, si aggiungono come detto ad una trama perfettamente calcolata, un cast esemplare, e a combattimenti ad alto impatto visivo, andando a formare un secondo capitolo degno di essere annoverato, a seconda dei gusti personali, tra i pochi sequel meritatevoli di competere con la produzione originale e magari di superarne lo spettacolo.
Voto: 8


[CINEMA] Scontro tra Titani - La recensione

Malgrado la poca voglia vogliamo cercare di discutere, seppur brevemente, di questo film? Scontro tra Titani, alias "scempio di Titani", inteso proprio come l'ennesima fossa scavata all'ennesimo film originale di successo, che da oggi verrà surclassato nei ricordi da questo patetico prodotto commerciale.

Vediamo gli ingredienti per un perfetto schifo-fanta-film: prima di tutto è necessario incastrare qualche attore di bell'aspetto che possa attirare appassionati di cinema nelle sale; e questo lo abbiamo: Sam Worthington che, se mai avesse letto il compione dopo aver già fatto Terminator: Salvation ed Avatar, lo avrebbe bellamente scartato. In secondo luogo serve un budget-blockbuster ovvero una manciata di dollari sufficiente a poter realizzare degli effetti speciali digitali da spalmare in ogni angolo dello schermo, con un'attenzione al dettaglio pessima, da far rabbrividire qualsiasi occhio ben allenato a questo tipo di effetti. Manca l'ultimo ingrediente che oggi pare essere fondamentale (e ne capiamo tutti bene anche il motivo): il 3D!
Ma si accidenti! Perchè non farlo in 3D anche se si va contro ogni senso logico e pure l'intenzione del regista?

Bene: ora impastiamo il tutto. Ne uscirà un film mediocre, che non rivedrete mai più nella vostra vita, che rimarrà un segno da cancellare nella filmografia del protagonista e che vi ha strappato i soldi di un biglietto 3D quando (provato personalmente più e più volte) durante la proiezione ci si poteva tranquillamente sfilare gli occhialini dalle orecchie senza notare quasi la minima differenza o sfocatura.

Riconsiderando integralmente il film, in un contesto meno esagerato di quanto appena scritto e malgrado la frustrazione del 3D-fregatura, il film è una mediocre produzione neanche lontanamente paragonabile all'originale che, visto nella giusta considerazione temporale in cui è stato fatto, è il risultato di un notevole sforzo e creatività.
Voto: 3

[CINEMA] District 9 - La recensione

"Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto..."; questo è l'arcinoto incipit di uno dei più bei romanzi del secolo passato, "Le Metamorfosi" di Kafka. La visione di District 9 mi ha fatto ricordare quel libro, e questa è solo uno dei molteplici aspetti positivi del film.

Cosa dire di District 9? In primo luogo, il film è veramente un lavoro originale ed innovativo. Lo stile con cui è stato girato, le modalità di ripresa e soprattutto gli effetti speciali - mai barocchi o magniloquenti, bensì funzionali e realistici - sono una delle punte di diamante che sostengono l'intera architettura narrativa. Lo stile è fresco e asciutto, e le riprese, che mutano velocemente dallo stile documentaristico in presa diretta fino al rude film d'azione, non stancano mai e raccontano in modo originale un bella storia di fantascienza.

La trama, semplice ma coinvolgente, racconta dello sbarco di alcuni alieni avvenuto circa 20 anni prima degli eventi narrati (siamo nel 2010), venuti sulla Terra a bordo di un'immensa astronave, ancora presente sui cieli di Johannesburg, Sud Africa. Subito dopo lo sbarco gli alieni iniziano ad accamparsi in alloggi di fortuna, frugando tra i rifiuti e distruggendo i binari ferroviari. Le autorità pertanto decidono di intervenire e di confinare gli alieni in una sorta di ghetto.
Le cose non si mettono molto bene per gli alieni, soprattutto quando una compagnia privata chiamata Multi-National United (MNU) ha intenzione di sfruttare le armi che finora sono state inutilizzate, ma per fare questo è necessario il DNA alieno, dato che le armi aliene hanno un'interfaccia biomeccanica. La nostra storia inizia quando un piccolo burocrate al servizio di questa agenzia contrae una sorta di virus che lo trasforma lentamente in uno degli alieni. L’agente, di nome Wikus, diventa pertanto l’uomo più ricercato, dato che rappresenta l’unico modo per scoprire il segreto della tecnologia aliena. Per sfuggire ai killer della MNU, l’uomo decide di rifugiarsi nell’unico posto sicuro, il District 9, il ghetto in cui sono rifugiati tutti gli alieni...

Il film è pura fantascienza d'altri tempi, con un mix di elementi sociopolitici non trascurabili che rendono il tutto fruibile e godibile anche ad un pubblico più esigente. La morale del film è infatti scontata, ma non per questo banale: l'integrazione è un valore che va provato sulla propria pelle... o meglio, scheletro chitinoso!

Voto: 8

[CINEMA] Knowing - Segnali dal Futuro - Recensione

ATTENZIONE! Contiene SPOILER sulla trama del film!

Nel 1959, Lucinda è una giovane alunna di una scuola elementare di recente apertura. Per celebrare l'apertura della scuola viene indetto un concorso in cui gli studenti sono chiamati a disegnare ciò che immaginano avverrà nel futuro, i lavori verranno conservati in una capsula che verrà aperta cinquant'anni dopo. Tutti i bambini disegnano quello che pensavano si verificherà in futuro, tranne Lucinda, che scrive sul foglio una serie di numeri senza alcun apparente significato, come fosse guidata da alcune voci...

Una partenza veramente intrigante per Knowing, film diretto dal talentuoso ed oramai affermato Alex Proyas (Il Corvo, Dark City, Io, Robot), ma purtroppo non riesce a mantenere le alte aspettative. Il film potrebbe essere descritto come un pastiche malriuscito di vari generi: horror-thriller-catastrofico ed altro ancora. L'inizio mi ha ricordato le atmosfere di Sings, dove la tensione per un evento puramente locale si trasforma in qualcosa di più grande, assumendo proporzioni globali. A parte quindi l'inizio promettente e le premesse intriganti, il film è minato da diverse pecche strutturali che ne pregiudicano la riuscita.
In primo luogo la scandalosa interpretazione di Cage, che ha smesso ufficialmente di fare l'attore, limitandosi a comparire con due espressioni (accigliata e confusa) per incassare il suo lauto ingaggio a fine riprese.
Inoltre non posso non denunciale le macroscopiche falle ormai endemiche per pellicole di questo genere, in esponenziale aumento visto l'avvicinarsi del fatidico 2012: il tema della catastrofe globale risulta ripetitivo, la tensione crescente è prevedibile e fa sbadigliare, per poi concludere il film sempre con lo stesso bilancio apocalittico, con pochi che si salvano (forse la speranza dello "Yes We Can" obamiano?). Condite il tutto lasciando da parte ogni minima dose di ironia, e avrete due ore in cui attenderete con ansia la fine del mondo, per vedere almeno Cage che smette di recitare.
Alcune cosine buone le salviamo: il tema degli alieni è così demenziale ma è in parte originale, le scene delle catastrofi sono così splatter da risultare apprezzabili per il coraggio (e la cattiveria) e la breve scena finale con tanto di musica classica in sottofondo si distingue.
Trovo però insostenibile che il film sia infarcito di vere e proprie facinolerie, che impietosamente elenco:
- Come mai il personaggio interpretato da Nicholas Cage, scienziato mega-esperto di astrofisica, si rende conto a 2 minuti dalla fine del mondo che il suo articolo scientifico contiene un insignificante errore che una volta corretto ci svela l'apocalisse? Saperlo prima no?
- Perchè gli alieni "buoni" hanno tormentato una povera bambina con le loro terrificanti voci, confidandole le tragedie dei prossimi 50 anni e portandola al suicidio?
- Perchè gli alieni salvano solo i fanciulli schizzati che sentono le voci? E soprattutto, dove diavolo li hanno portati? Non potevano salvare tutti noi o almeno creare un mega-scudo solare?
- Perchè i produttori si ostinano a far recitare Nicholas Cage? (vabbè, questa è gratuita)

In attesa dei riscontri futuri, imbottiglio questa recensione e ve la lascio fino all'uscita del film in Italia. Con la speranza che però non siate andati a vedere questa boiatona!

Voto: 4

[CINEMA] S. Darko - La Recensione

Ho in realtà ben poco da dire riguardo al film S. Darko: A Donnie Darko Tale; un sequel non riconosciuto del già discutibile Donnie Darko.

Il primo film ha attinto da molti movies diversi una storia sintetizzata che nella sua scarsa originalità si era creata un pubblico di nicchia di appassionati, dando vita ad un discreto rumore e successo.
S. Darko, dalla regia di Chris Fisher, fotocopia a sua volta elementi di Donnie Darko riproponendoli nella stessa chiave ed inserendoli in un contesto però decisamente più scadente. Con un materiale davvero deludente il film si trascina in una noiosa e insignificante trama per ben 100 minuti; una durata eccessiva per la qualità dei contenuti. E' ben percepibile, a mio parere, per tutta la durata l'intenzione di voler a tutti i costi copiare ed ispirarsi a Donnie Darko; imitandone i passaggi e le atmosfere, senza però riuscire nell'intento di creare un prodotto fresco e interessante.

Non che avessi certo aspettative molto alte per questo film, ma devo confermare decisamente che la qualità è davvero bassa e che i pochi contenuti a disposizione sono stati utilizzati davvero male.
Voto: 4

[CINEMA] Una Notte da Leoni - Recensione

Ecco un prodotto accattivante e ben confezionato che mantiene le promesse fatte da trailer e marketing.Possiamo inserire il fim in questione tra i più riusciti degli ultimi tempi del filone "commedia demenziale" con cui ogni tanto Hollywood ci intrattiene. Lo spunto è tra i più frequentati del genere: una serie di vicende comiche offerte da una notte di follie a Las Vegas. Non entrerò nei dettagli riguardo ad alcune delle trovate come molti trailer e recensioni hanno fatto per non rovinarne l'effetto: mi limito a dire che la pellicola mantiene un ritmo serrato e accosta a idee già utilizzate alcune trovate originali di indubbia comicità. Ok: non troverete un'ironia sottile, e non resterete affascinati dai dialoghi brillanti...ma il film diverte, con qualche volgarità, ma senza affidarsi solo a quet'ultima (come succede troppo spesso in questo genere per compensare la mancanza di idee). L'effetto comico è più che altro affidato al paradosso e al surrealismo delle disavventure dei protagonisti. Funziona bene la linea temporale della storia, che i nostri eroi devono ripercorrere "a ritroso": devono seguire le disastrose "tracce" delle proprie avventure notturne per ricostruire ciò che gli è accaduto. L'espediente, presente in altri film del genere (uno su tutti: "fatti strafatti e strafighe") rende più forte l'attesa dello spettatore riguardo allo scorrere degli eventi. I personaggi, pur vicini agli stereotipi del genere, funzionano: uno su tutti, Alan, interpretato da Zach Galifianakis. Senza pretese, con la speranza di portare un po' di gente nelle sale in un mercato estivo talvota un po' deludente, per lo meno da noi, il film a volte "forza" i tempi comici nel volere sempre ottenere il colpo di scena a tutti i costi, ma garantisce due ore di intrattenimento senza troppe domande. E, non per essere pignoli, ma, vi prego, rispondete a questa mia tormentata domanda: perchè in Italia dobbiamo sempre stravolgere i titoli originali? secondo me "il doposbornia" avrebbe funzionato comunque...

[CINEMA] Martyrs: la recensione

Dalla collaborazione con Paper Street

Martyrs - Pascal Laugier

di Andrea Chimento

Uno dei filoni più interessanti e innovativi del cinema degli ultimi anni è il cosiddetto nouveau horror francese.
Un filone dove nella maggior parte dei casi si vanno a superare le soglie del visibile con immagini di estrema violenza, ben motivata però dalle situazioni raccontate e dalla messa in scena utilizzata per farlo.
Un filone di cui fanno parte film usciti nelle sale italiane come Alta tensione di Alexandre Aja, Frontière(s) di Xavier Gens oppure Them di David Moreau e Xavier Palud.
I risultati però più interessanti fra questi, sono di due film che, a differenza dei sopracitati, nelle sale italiane non sono mai usciti: Cannibal Love di Claire Denis e A l’intérieur di Alexandre Bustillo e Julien Maury.
Il film della Denis, forse il vero capostipite di questo sottogenere, colpisce per la presenza di sequenze di violenza cannibalica estrema, accompagnate però da una forma (e da una musica) estremamente elegante e delicata che va a creare una contrapposizione estremamente affascinante per lo spettatore; A l’intérieur porta all’estremo questo concetto: la violenza, il sangue, le ferite arrivano ad un livello estremo probabilmente mai visto sul grande schermo, queste però sono accompagnate da una regia che sembra distaccarsi dalle immagini in una maniera quasi metafisica.
Oggi nelle sale italiane arriva Martyrs, ultima opera del filone, che viene presentato come un film che porta ancor di più all’estremo le tendenze degli horror francesi degli ultimi anni.
La seconda opera di Pascal Laugier mantiene questa promessa soltanto in parte. Se è vero che la violenza raggiunge livelli forse mai visti prima, questa però non viene accompagnata dalla perfezione formale dei film che tenta di superare.
L’inizio del film è ottimo e di indubbio fascino, ma col passare dei minuti la regia di Laugier si fa sempre più confusa e indecisa su quale strada prendere. Il regista divide il film in tre parti, facendolo ripartire (quasi) dall’inizio, con una storia nuova, ogni volta.
Questa scelta narrativa porta il film a dei momenti di stanca e di noia per lo spettatore che nemmeno le scene di estrema violenza riescono a superare.
Una violenza che, come detto, c’è ed è tanta ma sembra quasi che Laugier si affanni in continuazione per superare quella dei film precedenti francesi e per ampliare al massimo i limiti del visibile, con la sola motivazione di arrivare ad una parte finale dove bisogna giustificare il titolo del film.
La violenza fatta su giovani ragazze è dettata infatti dalla volontà, di una particolare setta, di creare dei martiri: testimoni che tramite le sofferenze subite riescano a vedere la morte e possano comunicare ciò che hanno osservato prima di morire definitivamente.
Uno sviluppo narrativo che è appunto un grande pretesto per superare i limiti della violenza sul grande schermo e che sfocia in un finale “mistico” con un colpo di scena altamente superficiale e privo di qualsiasi spessore spirituale; al contrario di quello che si prefiggeva di essere.
Rimane il grosso rimpianto che il pubblico italiano andrà a conoscere questo interessante filone più per un film come Martyrs che per l’ottimo A l’intérieur che ancora la distribuzione italiana non si degna di mostrarci.
Un film, quello di Alexandre Bustillo e Julien Maury, che a differenza di Martys dovrebbe essere recuperato da ogni cinefilo che si rispetti e non soltanto dagli amanti del genere horror.

[CINEMA] Transformers: la Vendetta del Caduto - La Recensione

Se dovessi dare una definizione di sequel probabilmente direi che rappresenta la diretta conseguenza di un'idea originale. L'idea originale viene sviluppata, portata al cinema con passione e creatività, e fa successo: molto successo, a volte in modo quasi inaspettato.

Il sequel è quindi una diretta conseguenza del primo fortunato capitolo, ma attenzione: c'è sequel e sequel. Esiste una abissale differenza tra il sequel sviluppato (e magari già previsto inizialmente) per pura passione dal regista, che strappa con fatica i milioni di dollari necessari per realizzarlo; e il sequel voluto, obbligato e commissionato in fretta e furia dalle case produttrici, le major, che si sono accorte dei guadagni ottenuti con il primo episodio.

Di esempi ne abbiamo tanti e capita sempre di fronte a successi inaspettati: Transformers, che da parte sua aveva incassato molto più del previsto, e un caso a noi più recente: Star Trek di J.J. Abrams dove le attuali major stanno facendo pressioni per avere il prima possibile un sequel (prendetelo ancora come rumors). Ecco in questi casi che allora si rischia di far nascere un prodotto per il puro incasso, così da lasciare delusi gli spettatori e rischiare di rovinare la reputazione anche al precedente film.

Michael Bay ha commesso passi falsi con questo film: il fatto è innegabile. Transformers: la Vendetta del Caduto si limita a moltiplicare i contenuti del primo capitolo: due donne al posto di una, cento robot al posto di una manciata, un conflitto ancora più mondiale, centinaia e centinaia di vittime: tutto più, più, più. Nonostante i combattimenti davvero affascinanti, che restituiscono un realismo decisamente maggiore del film precedente; la trama è solo un insieme di contenuti molto freddi, necessari soltanto per legare tra loro due ore e mezza di combattimento tra robot.

Vorrei puntualizzare che da un primo capitolo come tutti conosciamo, nessuno si aspettava un film ricco di contenuti: a molti di voi piacerà e anche a me non è dispiaciuto. Se ci si mette a priori nell'ottica di andare a vedere due pure ore di intrattenimento con robot che si fanno a pezzi, si uscirà certamente soddisfatti: peccato solo che non si sia trovata una trama originale e corposa per dare al secondo film di Transformers uno spessore uguale e superiore al predecessore.
Voto: 6,5

[CINEMA] Terminator: Salvation - La Recensione

Terminator Salvation
ATTENZIONE L'ARTICOLO SUCCESSIVO CONTIENE DETTAGLI DELLA TRAMA

Avevo letto molte recensioni prima di partecipare alla prima proiezione del film; mi ero fatto influenzare da dei commenti e delle osservazioni non proprio clementi. Molti pareri evidenziavano difetti, lacune, imperfezioni, andando quindi a rovinare l'enorme attesa che avevo per Terminator: Salvation.

Dopo aver visto il film posso dire a cuor leggero che McG ha fatto un buon lavoro! Terminator: Salvation ha dei difetti e alcune incongruenze che un appassionato incallito può notare, ma dobbiamo tenere presente che i tre capitoli precedenti non hanno rivoluzionato la storia del cinema; dai primi due episodi fino al più contestato terzo, si è sempre parlato di film d'intrattenimento: belli, divertenti, appassionanti, scorrevoli, ma non alla ricerca della perfezione cinematografica.

Riguardo il film
Da grande amante delle ambientazioni post-apocalittiche mi sono davvero emozionato durante i primi dieci minuti dwl film che rimangono, a mio parere, gli attimi migliori di tutta la pellicola. Durante lo svolgimento Terminator ha un buon ritmo, incalzante, senza troppi punti morti e con una regia abile sia nella resa dell'atmosfera di un pianeta distrutto (quasi totale assenza di musica, riprese panoramiche, suoni ambientali molto curati), sia nelle scene d'azione.

Nulla da dire riguardo l'impeccabile recitazione dei due co-protagonisti Christian Bale e Sam Worthington che sostengono la parte centrale del film quasi da soli; più discutibile invece la scelta del quartier generale nel sottomarino, che non ricopre una veste molto credibile.

Lo sgomento però arriva alla fine: l'enorme combattimento finale, con tanto di cameo del grande Schwarzenegger (che in realtà è un accurato calco digitalizzato) porta la guerra di nuovo in mano all'umanità; ottimo il colpo di scena in cui Connor viene ferito, specialmente dopo i rumors dei mesi scorsi nei quali si diceva che sarebbe morto. Tutte queste scelte pensate per poi un finale così? C'è poco da dire: un film di due ore, studiato e sviluppato in modo accurato esige un epilogo ben più soddisfacente. Il film semplicemente si conclude con una discutibile interruzione della pellicola che fa tanto pensare ad un "fine soldi, fine film". Capisco l'intenzione di lasciare spazio agli eventuali prossimi capitoli, ma se devo essere obiettivo, se il film nella sua interezza mi è piaciuto, devo anche ammettere che il modo in cui si conclude influisce davvero molto sulle considerazioni finali.
Voto 7,5

[CINEMA] Star Trek (2009) - Recensione

Brillante, divertente, roboante e forse perfino un po' strafottente. Ma sicuramente di sicuro impatto, e non vi lascerà delusi! Il nuovo Star Trek arriva, sconvolge, incanta e poi ti lascia con un sapore nuovo in bocca, che ricorda la vecchia magia della serie classica mista ad un nuovo indescrivibile gusto...

Partendo dal presupposto che non sono un Trekker, scrivo la mia recensione elogiando il film di J.J. "Miracolo" Abrams, consapevole del fatto che i più grandi elogi e le critiche più esaltate vengono proprio dai fan più accaniti. Meno male! Una preoccupazione di meno! Sappiate quindi che anche noi profani possiamo godere 2 ore di ottima fantascienza senza venir additati dagli iniziati di Star Trek come dei poveri sciocchi che non hanno compreso tutte le implicazioni della trama. Alleluja!

Il film è un coraggiosissimo reboot della serie originaria, fatto con una tecnica narrativa sicuramente abusata nel mondo della fantascienza, ma utilizzata in modo superbo, anche se si sarebbe potuto rischiare il flop e i fischi in sala (capirete vedendo il film)... Tutte cose che grazie a Dio non ci sono state, complice una regia in stato di grazia e forse ispirata mentalmente da tutti i trekker della Terra, un'ottima interpretazione degli attori, che si sono divertiti e ci hanno fatto divertire mostrando la loro voce recitando dei personaggi che sono per definizione intoccabili. Pollice alzato per gli effetti speciali che sono stati veramente "speciali" senza soffocare la narrazione: barocchi al punto giusto, nei combattimenti spaziali e nella resa delle location esotiche, ma anche rivoluzionari nel mostrarci Star Trek con una complessità e uno spessore visivo inimmaginabile. Ottimi i riferimenti "divertenti" per gli addetti ai lavori (sempre i trekker): il povero beagle del capitano Archer (forse anche a JJ non è andata giù Enterprise), la "red suit" condannata in modo stupido e sadico, il nome di Uhura, la sedia a rotelle del capitano Pike, l'equazione di Scotty... etc...

In definitiva si tratta di un ottimo film, che si eleva alla grande rispetto agli ultimi film realizzati sulla serie. Lo consiglio a tutti gli appassionati di fantascienza, non solo di Star Trek!

Voto: 8½

[CINEMA] X-Men Le Origini: Wolverine - La Recensione

Si riapre il capitolo X-Men dopo la recente trilogia di film: lo scopo è quello ora di raccontare le singole storie dei personaggi più amati e famosi così da poter ricontestualizzare e motivare le scelte e i singoli atteggiamenti dei supereroi, nei film già visti.

E' stata certamente una scelta ben ragionata quella di iniziare con Wolverine: uno dei personaggi certamente più amati sia dagli appassionati dei fumetti, sia dai semplici patiti della saga cinematografica.

X-Men Le Origini: Wolverine è nel complesso un buon compromesso tra un film che riesce sempre a mantenere un buon ritmo di narrazione e una storia sufficientemente curata, e una buona trasposizione della storia tramandata dai fumetti. Si rende quindi appetibile ad ogni tipo di pubblico; perfino quello più sofisticato, esperto e dalle esigenti aspettative, che ha letto le storie originali sui fumetti, potrebbe uscirne degnamente soddisfatto per un buon riassunto portato al cinema dagli autori.

Il ritmo incalzante è ben cucito con parti più drammatiche della storia di Logan: i dialoghi sono ben curati, anche nella versione doppiata in italiano. Un'attenzione estesa a buona parte degli elementi del film è farcita da un cameo di personaggi che storicamente fanno parte della crescita di Wolverine, e da altri riconoscibili dal semplice appassionato dei film precedenti.

Il film, che nel complesso lascia certamente soddisfatti, è però limitato da un uso troppo superficiale degli effetti speciali digitali: se gli scontri tra i mezzi sono molto realistici, le scene con elementi completamente digitali, compresi sfondi e ambientazioni, danno l'idea di un digitale economico e tendono ad evidenziare il fatto che si tratti proprio di una finzione. All'occhio allenato è ben evidente l'effetto poco curato come gli artigli di Logan in alcune scene (quella nel bagno della casa di campagna), o un personaggio in primo piano su uno sfondo completamente digitale, dove i due livelli non appaiono in fase tra loro.
Voto: 6,5

[CINEMA] Franklyn - Recensione

Quattro vite, quattro personaggi, quattro vicende: miscelate tra due mondi distinti.
Il mondo reale, quello che tutti conosciamo, e il mondo di Città di Mezzo: dove ogni cittadino deve professare una religione per legge e dove i non credenti vengono rinchiusi in buie prigioni.

I quattro personaggi:
  • Preest: un vigilante in cerca di vendetta, per una bambina che nonostante tutti i suoi sforzi non è riuscito a salvare dalle mani di un uomo crudele che le ha, infine, strappato la vita. Un vendicatore mascherato, ma anche l'unico non credente di Città di Mezzo.
  • Esser: un anziano uomo (nel mondo reale) in cerca del figlio scomparso: non si da per vinto, seguendo le sue tracce in un mondo di personaggi che lo spettatore ha già incontrato prima, anche se non ha ancora capito bene sotto quale veste.
  • Milo: un ragazzo dal cuore infranto (nel mondo reale) alla disperata ricerca di un vecchio amore d'infanzia.
  • Emilia: una giovane ragazza dalle mille doti artistiche, ma anche con pesanti crisi depressive che la costringono a farsi del male in modi sempre diversi.
Non temete: se non avete capito assolutamente nulla di quello che ho scritto, significa che è tutto regolare. Se ne siete rimasti incuriositi significa allora che dovreste prenotare un posto al cinema e andare a vedere Franklyn, prima che la proiezione venga tolta.

Le frasi confuse qui sopra non sono altro che una breve introduzione alla trama del film che, semplificata al massimo, segue quattro vicende interpretate da quattro diversi protagonisti. L'ulteriore difficoltà è resa dalla presenza di due mondi distinti: una continua alternanza cioè tra il mondo reale e il mondo di Città di Mezzo (tetra, arretrata e cupa metropoli gotica, del tutto surreale), e dalla presenza degli stessi personaggi (sotto diverse vesti) in entrambe le ambientazioni.

Non voglio svelarvi oltre la trama, perchè se vi ha incuriosito la metà di quanto vorrei, allora vi consiglio davvero di andare a vederlo al cinema.

Franklyn è un noir in pieno stile gotico: questa bizzarra, e allo stesso tempo affascinante, scelta artistica è interrotta di tanto in tanto dalle vicende narrate nel mondo reale. La parte che mi ha affascinato di più è appunto quella tetra, cupa e caotica narrante gli eventi di Città di Mezzo: un'arretrata metropoli dove la caratteristica bizzarra è un'imposizione per legge di credere in una religione. Ecco così che ogni abitante è abilitato a fondare una propria religione e a registrarla, in modo tale da essere in regola con la legge.
Città di Mezzo, nonostante l'arte gotica, richiama molto contenuti cyberpunk, condividendo elementi in comunque con gli esponenti più famosi di questo secondo famoso genere: un caos completo di religioni, persone, etnie e tecnologie.

A proposito dei lati tecnici del film, nulla da criticare alle scelte del regista e alle sue doti messe ben in mostra con un piano sequenza interessante e non banale. Se il ritmo del film è a volte eccessivamente lento, le interpretazioni degli attori sono ben al di sopra delle aspettative, con particolare attenzione all'interpretazione davvero notevole di Eva Green. La trama decisamente originale, è ben architettata e resa e rivelata a piccole dosi durante tutto l'arco narrativo.

Con un finale che lascia ampio spazio alla libera interpretazione, pur svelando gran parte degli enigmi dello spettatore, Franklyn si aggiudica un buon voto per il discreto tentativo di mettersi all'ombra dei grandi classici del noir e del cyberpunk, primo fra tutti certamente Blade Runner.
Voto: 7

[CINEMA] Dragonball Revolution - Recensione

Dragonball Revolution è uscito il 10 aprile negli USA e qualche giorno in anteprima in Giappone, ottenendo risultati davvero imbarazzanti al box-office.

Il film è stato diretto da James Wong e prodotto da 20th Century Fox e Dune Entertainment.

In questi mesi, visionando le prime immagini e di seguito i trailer e gli spot, avevamo un po' tutti intuito che non sarebbe stato il film dell'anno. C'era il sospetto diffuso che quest'opera non sarebbe stata all'altezza del fumetto o del cartone animato. Certe sensazioni diventano abbastanza precise, una volta imparato a leggere nel modo giusto un trailer che, per sua definizione, deve sempre essere accattivante e coinvolgere le grandi masse, diventanto la forma più importante di pubblicità per il film.

Dragonball Revolution è stato un susseguirsi di scelte sbagliate, ribadite per pochi 87 minuti di film: non necessari per dipingere un quadro completo dei tanti personaggi introdotti a casaccio e in modo superficiale.
Dagli effetti speciali decisamente scadenti (paragonati a quelli di altri film economici) ad una scelta sbagliata, o limitata, delle ambientazioni che non ritrasmette quel mondo fantastico che il cartone ci mostrava (l'errore certamente più grande: utilizzare le automobili realmente esistenti).
Da questo si ritorna ad una introduzione, come dicevo, completamente casuale ed improvvisata dei vari personaggi, accompagnati da scelte di attori seriamente discutibili.

Il film poteva essere il primo di una trilogia che ci avrebbe raccontato altre avventure di questo americanissimo Goku, ma la produzione, preso atto degli incassi irrisori, ha già annunciato che non verrà girato nessun seguito.
Voto: 3

[CINEMA] Mostri Contro Alieni - Recensione

Prodotto dalla Dreamworks e distribuito dalla Universal Pictures, Mostri Contro Alieni è un nuovissimo film d'animazione 3D.

Questo nuovo cartone è il primo ad essere stato girato direttamente in 3D, invece di essere convertito successivamente in post produzione: questa operazione si dice abbia portato ad una spesa aggiuntiva di 15 milioni; ma di questo ne parleremo in un altro articolo dedicato.

Trama
Brevemente la trama vede lo stato americano minacciato da un'invasione aliena: presa coscienza del fatto che anche le armi più potenti dell'esercito non possono essere efficaci, il presidente degli Stati Uniti decide di contrastare gli invasori con un team di mostri che fino a quel momento erano stati tenuti segregati in una base segreta del governo.

Le impressioni
Premettendo che Mostri Contro Alieni non è certamente il miglior film prodotto dalla Dreamworks, è altrettanto vero che nel complesso risulta essere molto divertente: i punti di forza sono certamente due:
- una parodia di tutti i più famosi luoghi comuni americani;
- una grande quantità di tributi e citazioni dei più rinomati film di fantascienza della storia.

Un presidente degli Stati Uniti terribilmente impacciato, disorientato e confuso, ma che finge di avere sempre tutto sotto controllo e si impegna per dare un'immagine coraggiosa di sè alla nazione; un generale militare che cita tutte le frasi più celebri dei film di guerra ed incarna il tanto sfruttato cinematograficamente eroe americano; basi misteriose, uomioni in nero: un grande minestrone che raccoglie tutte le migliori tradizioni del cinema americano amalgamato tutto da enormi dosi di ironia.

Il secondo punto è rappresentato da tanti piccoli segnali, più o meno riconoscibili a seconda delle conoscenze dello spettatore, che vanno a richiamare tutti i più famosi film di fantascienza della storia del cinema: primo fra tutti l'approccio con la sonda aliena, dove il presidente degli Stati Uniti digita su una tastiera le note dell'epico Incontri ravvicinati del terzo tipo. Da qui il richiamo della colonna sonora di E.T. durante lo sgancio dei missili dei caccia, o il saluto vulcaniano (Star Trek) sempre del presidente alla nave meccanica. Tutti piccoli tributi che rendono estremamente divertente il film per un appassionato di cinema che sappia cosa si sta citando.

A parte questi due punti, a mio parere più significativi, c'è la solita (ma non obsoleta) storia d'amore e d'amicizia che lascia, alla fine del film, quel solito strano senso di soddisfazione tipico di questi film creati anche per i più piccoli.

Ultimo, ma non meno importante, l'effetto 3D: un risultato certamente migliore del precedente Bolt conferisce al film un 3D davvero spettacolare. Merita di essere visto in questa versione, anche se è necessario puntualizzare che dopo le impressionanti scene iniziali, il 3D va via via affievolendosi finendo per dare semplicemente una diversa prospettiva del film e non più quella grande spettacolarità con cui era iniziato.
Voto: 7

[CINEMA] The Wrestler - Recensione

Non sono stato ben in grado di capire quale fosse la reale intenzione di Darren Aronofsky riguardo questo film: premetto che non ho apprezzato particolarmente questa pellicola trovandola fondamentalmente scarna.

Ci sono stati due premi che il film ha portato a casa, entrambi meritati:
- migliore attore in un film drammatico;
- migliore canzone originale.

Ora: non considero Mickey Rourke un attore particolarmente dotato, anzi; devo però ammettere che in questa parte è stato abbastanza convincente. Nulla da aggiungere invece alla canzone di Bruce Springsteen che, quando si mette a comporre un pezzo per un film, la fa certamente da padrone come era già capitato per Philadelphia.

Detto questo sinceramente il film mi sembra abbastanza vuoto, freddo ed incapace di trasmettere sensazioni allo spettatore: la mia idea è che il regista abbia rincorso soltanto l'idea di un film di questo tipo, senza riuscire davvero a realizzarlo: mi sembra che si ispiri soltanto al tipo di film che voleva essere. La storia è decisamente poco curata, gli eventi non ricevono il giusto peso e i sentimenti del protagonista non vengono approfonditi a sufficienza: questi per me sono i grossi difetti del film senza i quali lo avrebbero reso probabilmente una pellicola più interessante.
Voto: 4

[CINEMA] Gran Torino - Recensione

Mi è dispiaciuto molto non essere riuscito ad occuparmi prima di questo film: avrei voluto presentarvelo, mostrarvi la trama, i trailer.

Gran Torino: un film prodotto, girato ed interpretato da Clint Eastwood, un attore epico della storia del cinema arrivato ormai all'importante età di 79 anni.

La riuscita del film è certamente da ritrovare nella semplicità con cui questo regista, più o meno apprezzato nel mondo, riesce a far emozionare e a parlare di tematiche complicate come, in questo caso, la guerra e gli orrori che costringe a compiere, il razzismo, la morte e il pregiudizio.

Il titolo del film racchiude in sè tutto il personaggio che Clint Eastwood interpreta: il modello d'epoca della sua Ford Gran Torino è direttamente proporzionale alla persona che la possiede: un anziano pensionato, veterano di guerra, rimasto con la mente agli anni cinquanta che si trascina tutti gli spettri che quegli anni hanno prodotto: con un pregiudizio razziale inestirpabile e un'incapacità di interpretare e comprendere le nuove generazioni in tutte le loro nuove, bizzare, forme di espressione.
Un uomo vissuto, che ha lavorato duramente per il proprio paese, che ha commesso atti indescrivibili in guerra per il proprio paese e che si trova ora a disprezzare la mancanza di valori dei giovani e, come se non bastasse, a dover vivere in un quartiere popolato principalmente da famiglie asiatiche.

Il protagonista Walt Kowalski ci insegna però che anche di fronte ad una così elevata forma ideologica si può comunque individuare il bene e il male: ci racconta che non esistono le razze, ma esistono persone buone e persone cattive. Ci rivela un mondo dove le cose spesso non vanno per il verso giusto e dove le persone più indifese e pure rischiano di prendere strade sbagliate o addirittura di rischiare la propria vita a seguito del loro modo di essere.
Walt Kowalski riesce, dopo anni di sofferenze e tormenti causati dagli orrori della guerra, a redimersi: prima prendendo le difese di persone che fino a quel momento era incapace di comprendere e alla fine in una palese dimostrazione di sacrificio e punizione del nemico in un modo completamente esente da violenza vendicativa.

Gran Torino è commovente, divertente, ironico e profondo: una pellicola di 118 minuti densa di significati, messaggi di speranza, battute raffinate e semplici concetti che permettono allo spettatore di vivere un bellissimo spaccato di vita.
Voto: 7,5